Stream of unsleepiness

Martina mi chiama alle 3:30, vado a prenderla per portarla nel lettone e lì inizia il flusso instoppabile di cose da pensare.

Sono usciti bene i macaron, cacchio è vero che devi ripetere per comprendere, devo smontare meglio la meringa, quante cose noti poi. Il bacio di Klimt. Quindi ti verrò a cercare. Ma quant’è dura dire una bugia. Siamo eterni come il bacio di Klimt. Che facciamo di arte martedì? O disegniamo gli omini e proietto i miei disegni sulla lim. Oppure boh, è troppo elaborato quel progetto? Comunque basta, la sera spengo il cellulare alle 9, devo leggere. A me piace scrivere. Alle medie zia mi avrà regalato quel libro di Ramses. Certo che la storia è una cosa che piace da grandi, come se bisogna avere il senno giusto per apprezzarla. A me è sempre piaciuta la contemporaneità, che poi include il passato recente e il prossimo futuro, cioè non il passato passato. Invece vorrei sapere centomila cose. Beh se non so qualcosa, ne saprò un’altra. Domani inglese, che facciamo? Allora frase quaderno: could you count the items on the page? Ci faccio mettere la traduzione. Così contano un po’, poi ascoltiamo gli audio dal libro, e bom. Ahaha che tipo, dice bom. Non pensare cose brutte. E se è un tumore che spinge sul muscolo? Quindi domani faccio già 4 ore, meglio. Cacchio però devo finirlo il libro. 100, 150, 300 copie…magari. Bello, metto una mini storiella sulla gallina, per dire che noi compriamo le uova fresche al mercato, perché così coi tuorli ci facciamo l’ovetto sbattuto, altra ricetta stupenda per bambini, e albumi da parte. Gallina che si sforza, uovo uscito, gallina schiaccia un pisolino e il contadino le frega l’uovo. In sequenza orizzontale. Chiedo a mamma la rima. O no. Domani che mi metto? No, domani nero, o il maglione bianco. Che cavolo l’ho rimesso ieri nell’armadio. Se fa freddo con le scarpe da ginnastica… gli stivali marroni alla fine non li metto mai. Si, metto le ricette in ordine di difficoltà, così macaron ultima ricetta, prima la gallina e dopo “disegna la tua ricetta”. Disegno di Emanuele che fa le palline con la faccia corrugata per l’impegno. No niente calendari, prima finire libro. Certo che alle medie Isabelle Allende sarà stata un po’ forte?! Assimilate lo stile dell’autore che leggete o che vi piace e poi trovate il vostro. Tipo, voi leggete “Diario di una schiappa”, scriverete in modo semplice, frasi corte, onomatopee. Ma dico sempre le stesse cose? Vorrei ricordare tutto. Domani se no prendo Marti alle 12:30 così poi ci facciamo un pisolino insieme. Miii ho dormito 5 ore. Che faccio, mi alzo? Scrivo un articolo va. No dai sono le 4. Va be tanto non dormo. Dovrei ricordarmi tutti i pensieri. Bello, faccio lo stream of cosciousness, James Joyce, vedi che qualcosa la ricordo. Devo studiare.

Alle 4:27 ero davanti al computer e ora alle 4:57, terminato lo stream, la prima cosa che ho fatto è cercare James Joyce. Googlare sta minando la nostra sicurezza gnoseologica. Sì, si chiamava James, ma non era inglese come supponevo bensì irlandese. Rimasto alla storia per l’Ulysses dove utilizza questa modalità di scrittura istintiva, dei pensieri che fluiscono e si imprimono sulla pagina seguendo le strutture che hanno nella formulazione interiore. Il mio forse è più un monologo interiore giacché ho utilizzato la punteggiatura. Peccato non stampare tra una parola e l’altra le immagini che si sovrapponevano alle frasi, a volte attinenti, altre fuorvianti.

Questo lo stream of c. di Molly Bloom, moglie del protagonista Leopold, le prima dieci righe:

Sì perché prima non ha mai fatto una cosa del genere chiedere la colazione a letto con due uova/da quando eravamo all’albergo City Arms/quando faceva finta di star male con la voce da sofferente e faceva il pascià per rendersi interessante conMrs Riordan vecchia befana e lui credeva d’essere nelle sue grazie e lei non ci lasciò un baiocco/tutte messe per sé e per l’anima sua spilorcia maledetta/aveva paura di tirar fuori quattro soldi per lo spirito da ardere/mi raccontava di tutti i suoi mali/aveva la mania di far sempre i soliti discorsi di politica e i terremoti e la fine del mondo/divertiamoci prima Dio ci scampi e liberi tutti/se tutte le donne fossero come lei a sputar fuoco contro i costumi da bagno e le scollature che nessuno avrebbe voluto vedere addosso a lei/si capisce dico che era pia/perché nessun uomo si è mai voltato a guardarla/spero di non diventar come lei/miracolo che non voleva ci si scoprisse la faccia ma certo era una donna colta….

E sì, è difficile non usare la punteggiatura mentre si scrive. Diventa un automatismo con la scolarizzazione, che appunto solo i bambini fino agli 8 anni forse non hanno. Dovrebbero loro scrivere degli stream of cosciousness. Come tutti i grandi artisti, Joyce ha prima imparato la tecnica e nella fase iniziale della sua carriera come scrittore ha prodotto opere che assecondavano la convenzione logica e formale dell’epoca. Poi ha trovato il suo stile.

Però a me viene da dire che anche mentre penso faccio delle pause, più o meno lunghe.

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