
il compito dei pubblicitari è sempre stato quello di narrare la realtà in maniera verosimile, per essere CREDUTI.
TRUTH WELL TOLD
come diceva una nota agenzia pubblicitaria.
Per lo meno è stato così agli inizi della pubblicità- Ormai secondo una ricerca Kantar del 2017 il 49% dei consumatori in mercati saturi come quello italiano e statunitense ritiene che la pubblicità sia ormai irrilevante.
Nell’era della diffidenza, del cinismo, delle certezze perdute la comunicazione vive solo nel coraggio (Rondinelli e Bresciani, Nice to Brand you). Coraggio di comunicare veramente per essere amato. Per raggiungere questa intimità ci vuole tempo: pezzetti di tempo rubati all’acquirente un po’ per volta. Con lo story branding.
Se parliamo di narrazioni, parliamo di emozioni, l’utente deve innamorarsi del racconto, bypassando il cervello razionale.
Colin Camerer economista comportamentale, padre della teoria dei 4 quadranti ci dice che i processi che sottintendono al nostro agire avvengono in maniera inconsapevole, sono cioè processi automatici effettivi
Nel 2016 il NYTimes ha riportato che il cittadino medio delle grandi città mondiali è esposto quotidianamente a circa 5000 stimoli pubblicitari, più del doppio di 30 anni fa durante gli esplosivi anni ’80. La conseguenza è che il tempo medio di attenzione è collassato da 30 minuti circa di 20 anni fa ai 12 minuti di oggi.
Ecco perchè al botteghino vincono i film d’azione , dei supereroi o horror, perchè l’attenzione è sollecitata con rumori, tagli, ritmi più accelerati.
Nel 1997 una pubblicità sviluppava il suo potenziale persuasivo dopo essere stata vista almeno 4 volte oggi occorre vederla 16 volte. Infatti quali sono le pubblicità che ricordiamo di più? Quante sono?
Per sviluppare al meglio la comunicazione di un brand possiamo rispondere a queste 13 domande, elaborate da Rondinelli e Bresciani in MPR.
Il tuo brand:
IN CHE CONTESTO SI MUOVE?
CHE PERSONALITà HA?
CHE FISICO?
CHE SPIRITO?
COSA FA?
COME SI MUOVE?
COME VIVE?
IN COSA CREDE?
IN COSA NON CREDE?
QUALI AMICI HA?
QUALI NEMICI HA?
COSA AMA?
COSA NON AMA?
Attualmente le storie dei brand sui social sono pari a serie televisive in evoluzione : ogni post è una nuova puntata di un plot generale che rispecchia i valori della marca. Questo perché la comunicazione sui social è quotidiana e il target stesso va a cercare il brand a casa sua, interagisce con lui e in questo modo fortifica la sua presenza, dal momento in cui le conversazioni sul brand sono spesso più seguite del resto.
La verità che i brand raccontano oggi sa anche essere dura e cinica (vedi la campagna delle Olimpiadi con M. Phelps o quella di Tiger Woods). Il vecchio perfezionismo della primordiale pubblicità cristallizza le esistenze e non è quello in cui la società crede più.
La gente crede nel viaggio continuo e nel divenire alla ricerca della felicità che renda la vita degna di essere vissuta.
Grom ha pubblicizzato un gelato imperfetto perché naturale, cioè vero: è la quota di imprecisione a rendere autentici.
Secondo la neurolinguistica una convinzione è innanzitutto una sensazione di certezza: le parole che vendono sono quelle che provocano sensazioni, che muovono il cuore o la pancia.
Anche nelle nostre esperienze personali un pensiero senza sensazione che lo accompagni non ha valore, non lascia traccia.
Per cui possiamo sottoporre la nostra comunicazione a una serie di domande, 14 per l’esattezza, sempre redatte da Rondinelli e Bresciani.
La tua comunicazione è:
CREDIBILE?
DIVERTENTE?
COERENTE?
COMMOVENTE?
DISTINTIVA o INTERCAMBIABILE CON QUELLA DELLA CONCORRENZA?
INCURIOSISCE?
ATTRAE L’ATTENZIONE?
SI RICORDA? E PER COSA?
A QUALE AZIONE SPINGE?
ISPIRA?
PROIETTA UN MONDO A CUI SI VORREBBE APPARTENERE?
Sono gli stessi clienti che preferiscono e accelerano l’uso del digitale e che hanno fatto nascere servizi prima che fossero pensati dai brand, ad esempio lo showrooming (provare un prodotto in negozio per poi acquistarlo online). Oggi non esiste più differenza tra pubblicità online e offline: il target non l’ha forse mai percepita. La soluzione ottimale è l’integrazione dei vari tipi di comunicazione.
L’obiettivo è la RILEVANZA, sii rilevante. Come?
L’agenzia di Google, the Zoo, ha identificato 3 punti chiave:
1_INFORMATION
2_ENTERTAINMENT
3_UTILITY
Il brand deve incarnare una forma di CULTURA e quindi adottare una strategia culturale per connettersi socialmente agli altri, perché tutto ciò che consumiamo esprime la nostra cultura.
