
Descrivere per comprendere.
Chiedere ai bimbi di cercare in casa un oggetto per loro significativo, può essere qualcosa di vecchio, appartenuto a un nonno, il ciuccio dei primi mesi, la foto della mamma da piccola. Oppure si può chiedere loro di rovistare in uno di quei luoghi-CONTENITORE dove si accumulano robe varie, tipo il cassetto della cucina, la scatola sotto il letto, il mobiletto grigio. Può essere un oggetto già usato e quindi conosciuto, o qualcosa legata a un ricordo particolare.
A questo punto bisogna procurarsi un cellulare o un registratore digitale (supervisione di un genitore necessaria) e riprendere l’oggetto mentre lo si descrive oralmente: le interpunzioni e la parole scelte per parlare non sarebbero esattamente le stesse per una descrizione scritta, comunque più meditata.
Dopo si prende un taccuino e si sbobina la registrazione, trascrivendo la descrizione su carta parola per parola.
Si fa quindi un lavoro di fino eliminando le ripetizioni o sostituendo termini, posizionando virgole e punti: si edita il testo una priva volta.
Si può procedere ora con una rielaborazione generale del testo:
si possono aggiungere in questa fase pezzi di narrazione, connettivi, aggettivi. Solo dopo l’osservazione attenta dell’oggetto e la sua descrizione testuale, si può disegnarlo.
Questo esercizio di scrittura e illustrazione è il punto di partenza per una storia di famiglia, ci saranno elementi autobiografici che grazie all’oggetto vengono a galla e che riguardano l’IO NARRANTE e probabilmente altri membri della famiglia.
La bellezza del testo autobiografico sta nel fatto che non è necessaria una visione oggettiva, attendibile, razionale; gli eventi non devono essere per forza ordinati cronologicamente. Sono concessi i salti e le omissioni che caratterizzano i ricordi.
